10 modi per aumentare i commenti nel tuo blog
Merlinox l'altro giorno si lamentava dei pochi commenti nel suo blog. Manco a farlo apposta mi è capitato sottomano un articolo proveniente da Problogger.net, che traduco (adattandolo) volentieri.
- Chiedi di commentare. E' banale, ma un semplice: "Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate" Invita chi legge a dire la sua. Dal "Che ne pensi?" ad una discussione tra commentatori il passo è breve. D'altro canto chi non ha familiarità con i blog a volte non sa che può commentare un post. Un invito esplicito in questo caso apre la strada a chi magari è capitato sul tuo blog arrivando da un motore di ricerca.
- Fai domande. Fare domande, del tipo "Che sistema operativo usi?", oppure "A me è capitato questo, tu come agiresti?" Invita il lettore a rispondere, aumentando di conseguenza i commenti.
- Scrivi post "aperti". Se in un post è stato detto tutto quello che c'era da dire su un argomento difficilmente il lettore commenterà.
- Interagisci con i tuoi lettori. Rispondere ai commenti fa "community". Automaticamente nascerà il dibattito, e i commenti fioccheranno.
- Metti dei paletti. Fissare una sorta di policy per i commenti può aiutare i commentatori e i lettori, che si sentono più "tutelati". La policy non dovrebbe essere troppo restrittiva, ma è da far rispettare, un esempio corretto di policy lo trovate qui.
- Sii umile. Non fare lo sborone nei tuoi post. "So tutto io", "Sono meglio di voi", ecc... Non sono comportamenti da tenere nei propri post e nemmeno nella vita normale. Ammettere le proprie colpe, o la propria "ignoranza", è un buon incentivo per ricevere correzioni, commenti e "solidarietà". Senza contare che vi migliora GRATIS.
- L'educazione prima di tutto. Un blogger educato è un blogger seguito. Ad esempio, se un commentatore ti corregge (e ha ragione) non rispondergli male o censurare il suo commento (vero S. A.?), anzi, apprezza la sua franchezza e magari citalo nella correzione.
- Fai polemica. A mali estremi estremi rimedi. Si è parlato a lungo dei blogger "contro" (contro tutti e tutto), forse la moda sta passando, ma se sei polemico per natura (io non lo sono) forse hai trovato la strada giusta per raggranellare commenti.
- Premia i tuoi lettori. No, no con un contest. Sommando 6 e 7 dovrebbe essere tutto facile, basta segnalare nei propri post commenti interessanti o spostare un po' di più la tua attenzione verso i commenti che ritieni utili.
- Facilita i commenti. Commentare sul tuo blog non deve essere un'operazione difficoltosa. Captcha, parole chiave, campi obbligatori, form disegnati male, ecc... Sono solo un disincentivo a chi magari vuole lasciarti due righe di commento. Akismet e poco altro basta e avanza.
Beh, dovrebbe essere tutto... Qualche idea? C'è qualcosa da aggiungere o da cambiare secondo voi?
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Delurking day 2007






11 Dicembre 2006 alle 21:13
Chissà perchè faccio quasi tutto questo e non ho molti commenti…
11 Dicembre 2006 alle 21:21
Vabbè sei nato il mese scorso! Dai tempo al tempo!
11 Dicembre 2006 alle 21:43
Ottimo post, che invoglia a fare commenti
Devo tenere presente 1, 2, 3 (sì, in fondo non è obbligatorio dire tutto, i commenti potrebbero essere il naturale completamento del post), 5 (mai pensato, in effetti), 10 (akismet invece del captcha, che peraltro ho messo da poco, potrei provare).
8 invece no, non mi va…
11 Dicembre 2006 alle 21:58
«S’accomodi» disse la domestica a Luigi Vinelli «la lezione sta per cominciare.»
Il professore era il famoso Codaro, oratore. Uno di quegli esseri privilegiati che hanno il dono di poter alzarsi in un momento qualsiasi e improvvisare un discorso in pubblico.
Quanti non hanno sognato o non sognano di possedere questa facoltà? Quante volte, vedendo quei fortunati, voi stessi non avete pensato: Oh, se anch’io potessi, se sapessi! E quante volte, voi che non siete oratori, vi siete avvelenati un pranzo pensando che alla fine avreste dovuto dire due parole, che non potevate farne a meno, che a un certo punto da un capo della tavola sarebbe suonato il vostro nome e tutti avrebbero fatto coro, reclamando da voi un discorsetto; e a questo pensiero avreste preferito darvi alla fuga, piuttosto che affrontare la prova per voi irta di difficoltà e di incognite?
Luigi Vinelli non aveva mai parlato in pubblico e l’impossibilità di farlo, perché sprovvisto di qualità oratorie, era un suo cruccio. Ecco perché era accorso all’inserzione pubblicitaria che garantiva: tutti oratori in una sola lezione. E lui quella sera stessa doveva andare a un pranzo.
Il famoso Codaro entrò nell’aula già affollata di studenti:
«L’incapacità di parlare in pubblico» disse incominciando la lezione «deriva da due ragioni: la timidezza e la mancanza di argomenti. Oserei affermare che le due ragioni si riducono a una, in quanto anche la timidezza deriva novanta volte su cento dal non saper che cosa dire o, meglio, dal credere di non saper che cosa dire.
Un improvviso vuoto si fà nel vostro cervello, per quanto vi sforziate, non trovate un argomento, l’urgenza vi ottenebra la mente e così, anche se si tratta d’una circostanza in cui potreste dire mille cose, vi sembra di non poterne dire nemmeno una e rifiutate di alzarvi e parlare, oppure lo fate nello stato d’animo d’un vitellino condotto al macello, balbettate poche parole impacciate, accennando al fatto che non siete oratore, che siete commosso, e aggrappandovi disperatamente a dei banali “grazie di tutto cuore, a tutti, per tutto”, nei quali l’unico vantaggio del vostro impaccio e del vostro terrore è che essi vengono scambiati per una esagerata commozione che può anche procurarvi degli applausi.
Ma in entrambi i casi trasformate in un insuccesso quello che invece potreste con estrema facilità far diventare un successo clamoroso, in cui sareste subissato di applausi. Ebbene io vi darò il segreto per diventare di colpo oratori».
La scolaresca era tutta orecchi.
«Non si tratta dei sassolini di Demostene» proseguì il maestro. «Immagino anzitutto che voi non siate balbuzienti; e, se anche lo foste, la padronanza dei temi e la disinvoltura con cui tratterete il vostro difetto (purché non sia molto pronunciato, ben inteso; nel qual caso occorrerebbero non meno di due lezioni) vi salveranno. Né, d’altra parte, il fatto di non essere balbuzienti vi gioverà se non avete argomenti. Anzi! Si tratta invece d’un segreto facilissimo. Una formula… »
«Magica?» interruppe Luigi.
«Quasi» disse Codaro. «Una formula la quale vi permetterà di parlare in ogni momento su qualsiasi tema.»
«Volesse il cielo!» esclamò più d’uno.
«Sarei proprio curioso di conoscere quest’abracadabra» fece un altro allievo, scettico.
«Niente di più semplice» disse Codaro. «Questa formula si riassume in tre parole sole: parlare del futuro. Beninteso, essa vi consentirà di parlare anche del passato, non foss’altro che per contrapporlo.
Ma ricordatevi che il passato può commuovere, intenerire anche fino alle lagrime, ma soltanto i concetti imperniati sul futuro sono tali da suscitare quell’entusiasmo a cui ogni oratore degno di questo nome deve aspirare con tutte le forze».
Poiché la scolaresca non pareva avere ancora afferrato il concetto, almeno nelle possibili applicazioni preannunziate come la cosa più facile di questo mondo, Codaro alzò il tono della voce.
«Scendendo ai particolari» aggiunse «vi dirò che dovete tener sempre presente questo concetto: che di qualsiasi cosa, situazione o avvenimento, in qualsivoglia istante e in tutte le possibili circostanze, con ogni immaginabile accidente, si può, anzi si deve, proclamare, con la certezza di suscitare l’entusiasmo degli ascoltatori:
«a) che il fatto di cui parlate è tale da permettervi di considerare con giustificata fiducia l’avvenire; guai se parlerete di fiducia ingiustificata o, peggio ancora, se accennerete all’impossibilità di guardare con fiducia all’avvenire o addirittura se alluderete a giustificata sfiducia (questo è il peggio di tutti); il gelo cadrà come una pesante coltre sull’uditorio, smorzandone ogni entusiasmo; tuttavia, il concetto della fiducia nell’avvenire sempre così come da me esposto, va riservato per la chiusura;
«b) che il fatto di cui parlate si deve considerare non un punto d’arrivo, ma un punto di partenza.
«Parentesi: una sola variante può essere concessa a questa messa a punto, diciamo così, topografica: messi in non cale l’arrivo e la partenza, considerarsi “a una svolta decisiva”.
Direte, per esempio: “Questo a cui siamo (o siete, o essi sono, o io sono, o egli è) giunti (o giunto) non deve essere considerato un punto d’arrivo, ma un punto di partenza.»
La scolaresca rimase male. Tutti speravano di più.
«E voi dite» esclamò Luigi «che questa formula… »
«Vi permetterà di parlare di qualsiasi cosa, in qualsivoglia pubblica circostanza» ripeté Codaro. «Beninteso» aggiunse subito «io suppongo che voi non siate del tutto imbecilli e che, una volta avuto in mano il bandolo d’un ragionamento, sappiate andare avanti un po’.
Del resto in molti casi basterà pronunciare puramente e semplicemente la frase suddetta. Sarete considerati oratori concisi e vi si applaudirà lo stesso e magari di più. Tanto meglio se saprete condirla un po’, il che non è difficile, col minimo indispensabile.
Che so io, potrete dire: “Vi ringrazio d’avermi invitato a parlare, ma non sono certo io, ecc., specie dopo i precedenti oratori che hanno espresso così bene (o: prima di altri che assai meglio di me esprimeranno ecc.); tuttavia, colgo l’occasione per dirvi una cosa sola, poiché non ho né la voglia né il diritto di tediarvi; e la cosa è questa: vorrei che tutti, senza distinzione di grado o di mansioni (o che so io), tenessimo presente che questo a cui siamo giunti non deve essere considerato un punto di arrivo ma un punto di partenza, eccetera come sopra detto”.»
Uno degli allievi chiese di parlare.
«Ammetto» disse «che la frase possa fare un certo effetto a un’assemblea, a un congresso, a un banchetto di industriali, insomma dovunque c’è gente che marcia (figuratamente o no), o s’illude di marciare verso una mèta. Ma ci sono mille altri casi. Per esempio, un pranzo di nozze.»
«Ebbene,» esclamò Codaro «quale migliore occasione per proclamare che una cerimonia nuziale è un punto di partenza? C’è da impiantare una famiglia, da mettere al mondo dei bambini, da dare alla patria e all’umanità nuove energie. Idem a un battesimo, a una inaugurazione, a una tappa del Giro d’Italia.»
«Benissimo,» esclamò l’obbiettore «ma, invece che a una tappa, provi a dirlo alla fine del Giro. Punto di partenza?»
«Perché no? Anzi. La frase diventa piena di significato e, nella peggiore ipotesi, spiritosa: questo non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Se gli ascoltatori restano seri, aggiungerete: il vincitore non deve arrestarsi, ma proseguire nel cammino delle vittorie, ecc.; oppure: l’organizzazione deve perfezionarsi sempre più, ecc. Se invece l’uditorio ride, aggiungerete: questo non è che il primo giro del circuito, bisogna farne un certo numero ecc.»
«Non mi arrendo ancora» fece l’interlocutore. «La frase calza, ve lo concedo, ed è uno spunto nelle occasioni che ella ha citato e in mille altre, perfino a nozze d’oro e di diamanti. Ma provi a dirla a un funerale».
«Perché no? Tutti intorno sotto gli ombrelli gocciolanti davanti alla fossa aperta. L’oratore: “questa estrema stazione a cui il nostro indimenticabile amico è arrivato, per quanto perdentesi nelle nebbie di una misteriosa lontananza, non va considerata un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Egli non è approdato alle buie porte del nulla per scomparire, fiammella fatua, nelle tenebre. No; al contrario, è oggi che comincia la sua seconda vita, la vera. Egli vivrà nella memoria di quanti lo conobbero. Nelle opere. Nei figli diletti. E vivrà per se stesso nei cieli luminosi. Finito il suo lungo peregrinare triste e faticoso, egli ha spiccato il volo, è partito…»
La scolaresca non poté trattenere un caloroso applauso subito represso dallo scampanellare del docente.
«E per la conclusione?» domandò un’allieva del primo banco.
«Per la conclusione» fece Codaro, asciugandosi il sudore che gli sgorgava dalla fronte in conseguenza del pistolotto «basterà la formula a: «Per tutte le ragioni sopra esposte, sono lieto di dirvi che si può guardare con giustificata fiducia l’avvenire».
«E che c’entra coi funerali?» domandò un allievo.
«L’avvenire del mondo, in genere. La vita non s’arresta.»
Un altro allievo fe’ cenno di voler parlare.
«Ma» obbiettò «dopo un po’ tutti si accorgeranno che dite sempre la stessa cosa.»
«Ohibò!» fece il professore. «Non è il cibo, ma il condimento quello che fa la novità. Per questo ho parlato d’un concetto. È il concetto, quello che vi servirà, non le parole testuali. A voi presentare la braciola cucinata in mille modi. Non è difficile, sol che non precipitiate le cose. Comincerete col ringraziare, col lodare e poi girerete la frase in modi diversi. Un’altra volta, alzatovi, con aria di mistero, direte: “Signori, vedo laggiù la terra e alle mie spalle i flutti; questo non è un approdo ma un trampolino”.
Un’altra volta, invece di sottintendere mezzi nautici, vi appoggerete all’aviazione: “Questo,” direte “non dev’essere uno scalo ma una pista di lancio. Una terza volta dopo aver detto: “Guardiamoci intorno, signori: questa è una stazione (tanto meglio se lo sarà realmente); vedo là i treni, le locomotive sbuffanti, i cartelli indicatori, i semafori. Ma ora vi dirò una cosa: Noi non siamo al lato arrivi, (pausa; poi, alzando il tono) siamo al lato partenze”. (Applausi scroscianti). Oppure, con tono nostalgico e lo sguardo nel vuoto: “Noi non siamo i viaggiatori che arrivano, ma quelli che partono, quelli che vanno sempre, instancabili verso la meta ecc. ecc. secondo le circostanze.»
La lezione era finita. La scolaresca si alzò e qualcuno disse a nome di tutti, ringraziando:
«Ora ci sentiamo veramente d’affrontare qualsiasi occasione. Saremo oratori. Siamo giunti alla meta desiderata, alla possibilità di parlare in pubblico».
Codaro li guardò con un’espressione divenuta improvvisamente grave.
«Ne sono lieto» disse in tono raccolto «e ne sono anche orgoglioso per la piccola parte che posso aver avuto nella cosa. Tuttavia debbo dirvi che vi sbagliate, che siete in errore.» (La scolaresca trattenne il fiato stupita.) «Voi non siete giunti alla meta. Al contrario, molto si è fatto, ma ancora molto vi resta da fare per raffinarvi, per potenziare la vostra oratoria e io vorrei raccomandarvi questo: non vi adagiate sugli allori, giovani, non riposate. Ma vigilate e siate sempre pronti a far udire la vostra voce, a dire liberamente la vostra opinione, alto e forte. Perché» e Codaro alzò l’indice «quello a cui siete giunti oggi non va considerato un punto d’arrivo, ma un punto di partenza!»
La scolaresca applaudì a lungo. Tutti sentivano gonfiarsi il petto di grandi propositi.
«Comunque,» concluse Codaro sono lieto di constatare il vostro zelo e la vostra certezza in voi stessi. Cose che ci permettono di guardare con giustificata fiducia l’avvenire.»
Un secondo applauso risuonò nell’aula, entusiastico. Lieti, convinti, accesi, gli allievi uscirono lentamente, commentando il discorso.
PS: chi indovina l’autore vince un sigaro
11 Dicembre 2006 alle 22:18
???
Perdona l’ignoranza, ma che c’azzecca Achille Campanile e il “Manuale di conversazione”?
11 Dicembre 2006 alle 22:20
c’entra con la tua ultima frase:
“Beh, dovrebbe essere tutto… Qualche idea? Qualcosa secondo voi è da aggiungere o cambiare?”
vabbè lascia stare
11 Dicembre 2006 alle 22:21
P.s.
Non fumo
11 Dicembre 2006 alle 22:23
@Riccardo
La 8 è da usare solo in casi disperati…
11 Dicembre 2006 alle 22:24
comunque bravo hai indovinato
11 Dicembre 2006 alle 22:25
@Aghost
Vabbè, bisogna anche saper applicare quello che si impara, no?
11 Dicembre 2006 alle 22:35
Non so se sono io molto stupido o se capita anche a voi in alcuni blog di non riconoscere bene la captcha…
11 Dicembre 2006 alle 22:38
Capita se i captcha sono molto colorati o troppo distorti. Però fatica non ne ho mai fatta…
11 Dicembre 2006 alle 22:51
il peggio sono i captcha basati su una “semplice” operazione matematica che, personalmente, sbaglio sempre!
11 Dicembre 2006 alle 22:56
@swampthing
LOL, anch’io non li sopporto!
11 Dicembre 2006 alle 23:29
Anche io per adesso ho pochissimi commenti…
12 Dicembre 2006 alle 00:46
Io ho da me l’operazione matematica, ma facile facile. Però se non vi piace proprio, va beh, provero’ akismet.
12 Dicembre 2006 alle 08:31
Tempo fa nel mio blog permettevo i commenti solo agli utenti registrati e qualcuno volenteroso c’era…ma 1 su 100. Da pochi mesi ho tolto questo vincolo e messo il plugin Akismet, e tutto funzia a meraviglia.
Le regole da seguire penso siano molto simili a quelle che attuiamo quando parliamo con una persona che conosciamo per la prima volta (cioè principalmente senza predominare, essere troppo aggressivi, ecc…).
12 Dicembre 2006 alle 09:39
Bel suggerimento, ma a prescindere da questo, il tutto deve partire da contenuti interessanti, o quanto meno, facilmente commentabili dalla massa … oppure si cerca un contenuto di nicchia, si otterranno meno commenti, ma con un maggior filtro.
12 Dicembre 2006 alle 09:57
Grazie della citazione Napolux.
Comunque secondo me per avere commenti bisogna investire molto (in termini di tempo) nel blog, e non solo in ciò che si scrive.
Le tue regole vanno benissimo ma c’è necessità di creare maggiore interazione tra i blog, magari facendo il primo passo alla ricerca di altri blog di interesse, meglio se inerenti al proprio e commentare e tracciare discussioni.
Allora si crea quell’effetto virale, direi comunitario, che ti permette di avere un certo numero di afecionados che commentano sempre. Alla fine se fai i conti nei blog non di Top Gamma (alla Grillo) quelli che commentano li conti in una mano.
12 Dicembre 2006 alle 10:49
Per quel che è la mia esperienza di signor nessuno, partito da zero e senza neanche troppa convinzione ma giusto per provare e capire come funzionava il baraccone dei blog… ecco le mie considerazioni
Fare un blog decente richiede molto impegno. Assolutamente fondamentali sono i contenuti, non ci sono santi. Importante anche la frequenza dell’aggiornamento, che dev’essere, se non quotidiana, almeno settimanale minimo.
Puoi fare arrivare gente con vari espedienti e “furberie” ma se non ci sono i contenuti la gente arriva e se ne va, non ti linka e quindi non torna.
Per generare traffico serve postare su media diffusi come Punto Informatico, o in portali come oknotizie: utile anche postare in altri blog (piu frequentati) per “succhiare” accessi e allargare la rete
Farsi una “clientela” stabile non è facile: con certi post “indovinati” sono arrivato a oltre 2200 visite giornaliere, crollate poi miseramente nei giorni successivi. Cioè da 2000 al giorno si precipita a 20, per dire. Ultimamente ho un certo riscontro nei commenti, segno che i post non fanno proprio schifo. Ho visto altri blog che mi sembrano ben fatti e con argomenti interessanti ma coi commenti deserti, non so perché. Forse i proprietari non si sono autopromossi neanche un po’. Ma allora a che scopo fare un blog se non ti legge nessuno?
Scrivere cose interessanti tutti i giorni non è per niente facile, bisognerebbe avere più tempo per leggere, cercare, informarsi, documentarsi, ma quasi tutto lo fanno come hobby e quindi il tempo da dedicare al blog è quello che è. Vedo molte “blogstar” col fiato corto, mettono dentro frescacce solo per far vedere che aggiornano spesso, ma ha senso? Resto sempre dell’idea che è meglio scrivere quando si ritiene di aver qualcosa di decente da dire.
No ho ancora capito bene come funzionano i motori tipo technorati, delicious e compagnia bella. Non ho capito come funzionano i trackback. Tutta roba che probabilmente serve ad aumentare il traffico. Prima o poi ci arriverò
Uso Worpress on line, è lentissimo ma tuttosommato non mi dispiace. Non ho capito, e anzi ringrazio sentiamente chiunque mi darà lumi, DOVE CACCHIO FINISCONO I POST IMPORTATI col file xlm!!!
E’ tutto comunque molto molto interessante
12 Dicembre 2006 alle 12:17
concordo, soprattutto con la parte dell’educazione…
Sono abbastanza seguito, e mi fregio di non avere mai avuto troll.
12 Dicembre 2006 alle 12:19
I contenuti sono la linfa dei blog su questo non si discute…
A proposito, ultimamente sono scaduto un po’. Bisogna ripigliarsi…
12 Dicembre 2006 alle 12:30
beh non mi pare… da agosto hai già 100 e passa lettori su feedburner!
12 Dicembre 2006 alle 12:55
@Capemaster
Chi io? No, dei lettori non mi preoccupo, è che mi piacerebbe trovare il tempo di scrivere qualche tutorial nuovo, tipo quelli su google maps, che erano piaciuti un sacco e che piacciono un sacco anche a me…
Con “scaduto” intendevo che la qualità dei post è un pelo diminuita.
12 Dicembre 2006 alle 13:11
beh, tra i punti citati manca l’interesse suscitato dal contenuto del blog stesso, il quale se dà noia, vanifica qualsiasi infiocchettatura o artifizio (o dio, sto scrivendo su di un blog: che emozione!
12 Dicembre 2006 alle 19:58
Bhe, nel caso si scrivano post/lista (come questo sui commenti) si può invitare il visitatore ad aggiungere dei nuovi punti, in modo che la lista possa essere aggiornata e migliorata costantemente.
09 Gennaio 2007 alle 16:14
@Sapientone
Cosa mi suggerisci per il 12 e il 13?
Ok vale come 11
09 Gennaio 2007 alle 16:20
12) quando arriva qualcuno, si firma anonimo, non mette alcun riferimento e critica è giusto bastonarlo a dovere! Io bloggo. Punto.
09 Gennaio 2007 alle 16:31
@Merlinox

24 Aprile 2007 alle 00:57
io trovo molto difficile dare visibilità ad un blog e per chi, come me, non lo scrive solo per avere un diario online, piuttosto per stimolare la conversazione … mmmh … è un bel problema, ma probabilmente è anche questione di esperienza! (che io, al momento, non possiedo!)
29 Maggio 2008 alle 11:11
penso di essere piuttosto fedele a questi consigli ma nonostante tutto il mio blog è particolarmente privo di commenti… sarò antipatica io?? sarà poco interessante il mio blog?? mah… che depressione cosmica!