Caro giornalista…
venerdì 12 ottobre 2007Sarà che io ho un'idea "romantica" del giornalista inculcatami da anni di telefilm e cinema, ma vedo il giornalista come una persona che per scrivere si documenta, raccoglie informazioni dettagliate, vive in prima persona l'argomento che vuole trattare e cose così: sì, un po' alla Clark Kent.
Detto questo ho mandato un'email al giornalista che ha scritto il pezzo che è uscito ieri sul Corriere della Sera Magazine facendo qualche appunto, segnalando le reazioni (si va dall'ilarità alla critica feroce) della blogopalla invitandolo ad aprirsi un blog: dopo la sbornia "da celebrità" di ieri il post di Kurai e una rilettura approfondita dell'articolo mi hanno fatto un po' riflettere. Ecco qualche stralcio dell'email...
Per concludere, posso capire che si debba parlare di blog perché in questo periodo "si deve" (vedasi Beppe Grillo e la "paura" che ha preso tutti gli "old-media" per questo "coso" sbucato da Internet) ma la prossima volta per favore lasci stare, o almeno prima se ne apra uno di blog, scriva qualche post e commenti un po' in giro.
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In allegato una lista di post che potrebbero tornarle utili.
http://www.lucianogiustini.org/blog/documents/miniguida/
http://www.sergiomaistrello.it/comesifaunblog/ (Libro)
http://www.980km.com/come-creare-un-blog
La risposta che ho ricevuto (che mi è sembrata abbastanza piccata) conteneva una frase che prometto di prendere alla lettera:
[...] Per il resto io continuo a fare il giornalista, tu il blogger. Non sento la necessità di aprire un blog oggi, nemmeno di scalare la classifica di blogbabel.
Era proprio quella l'intenzione... Continuare a fare il blogger
Nel frattempo sembra che ci sia stata qualche manipolazione delle interviste fatte ai vari blogger. Geekissimo addirittura sembra voler rivolgersi ad un legale.
Basta, mi sono rotto di parlare di questo articolo, ma il sassolino dalla scarpa volevo togliermelo
ECCO LA MIA MAIL
Gentile Stefano,
Come avrà sicuramente letto navigando attraverso i blog nostrani nella giornata di ieri (l'ha fatto?) le inesattezze presenti nell'articolo in oggetto hanno suscitato qualche polemica (in alcuni casi ilarità) e qualche riflessione.Sarà che io ho un'idea "romantica" del giornalista inculcatami da anni di telefilm e cinema, ma vedo il giornalista come una persona che per scrivere si documenta, raccoglie informazioni dettagliate, vive in prima persona l'argomento che vuole trattare e cose così: sì, un po' alla Clark Kent.
Cosa che, si evince dall'articolo, non mi pare abbia fatto, cito un esempio su tutti:
"Almeno 5 pezzi li devono mettere in pagina"
Ma che pezzi e pezzi. Al massimo sono post e poi mi trovi un blog italiano che pubblica regolarmente almeno 5 post al giorno che non siano video o raccolte di links.
E' solo un esempio banale (ci sono svarioni peggiori nello stesso articolo), ma dimostra appieno la poca conoscenza dello strumento blog e dei suoi concetti basilari (post, feed, ecc...), cosa che a quanto pare non ha impedito la stesura di un articolo che dipinge "gli sconosciuti più famosi della rete" come un popolo di quasi-nerd quasi-disadattati.
Per concludere, posso capire che si debba parlare di blog perché in questo periodo "si deve" (vedasi Beppe Grillo e la "paura" che ha preso tutti gli "old-media" per questo "coso" sbucato da Internet) ma la prossima volta per favore lasci stare, o almeno prima se ne apra uno di blog, scriva qualche post e commenti un po' in giro.
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In allegato una lista di post che potrebbero tornarle utili.
http://www.lucianogiustini.org/blog/documents/miniguida/
http://www.sergiomaistrello.it/comesifaunblog/ (Libro)
http://www.980km.com/come-creare-un-blogDistinti saluti
P.s.
La presente sarà pubblicata sul mio blog attorno alle 13 di oggi (sì, scriviamo anche di giorno)
La sua non ho l'autorizzazione a pubblicarla.
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12 ottobre 2007 alle 13:52
Non sarebbe male avere l’intera mail, la tua e la sua.
Privatamente?
12 ottobre 2007 alle 13:58
infatti…non sarebbe male, ma alla fine…lasciam perdere. hai detto bene come hanno detto tutti.
Geekissimo fà bene a rivolgersi ad un legale.sacrosanto.
12 ottobre 2007 alle 14:14
bravo nap! Esci le palle!
12 ottobre 2007 alle 14:18
Spero che prima di pubblicare la mail tu abbia chiesto al destinatario il consenso: non mi fare la fine di Magdi Allam.
12 ottobre 2007 alle 14:29
I 30 blogger non gli hanno detto che BlogBabel non registra alcun numero di accessi?
12 ottobre 2007 alle 14:44
->Napolux: PAURA, EH?
12 ottobre 2007 alle 14:45
[...] Certo però che le imprecisioni quando ti riguardano personalmente, e vengono pubblicate su un quotidiano nazionale, possono dare molto fastidio.. sarà per questo che alcuni dei blogger chiamati in causa dall’articolo (Gekissimo ,Napolux, Robingood) si sono un pò.. risentiti. [...]
12 ottobre 2007 alle 14:46
Samuele, nella vita non si sa mai…
Meglio evitare più cose possibili.
12 ottobre 2007 alle 14:49
[...] Inutile prendersela con un giornalista che (a detta di molti degli intervistati in rete) travisa concetti e parole, taglia e cuce a suo piacimento, non ha interesse scientifico per la cosa e forse i blogger gli stanno pure un pò sulle p@//e (Napolux riporta una risposta del giornalista ad una sua mail che fa più o meno così: “per il resto io continuo a fare il giornalista, tu il blogger. non sento la necessità di aprire un blog oggi, nemmeno di scalare la classifica di blogbabel” [...]
12 ottobre 2007 alle 15:14
->Napolux: ecco, sono bastati pochi secondi e già qualcuno l’ha ripresa!
12 ottobre 2007 alle 15:18
@Samuele Silva
Hanno ripreso solo la frase riportata…
12 ottobre 2007 alle 15:33
beh però se fosse intelligente e avesse un senso critico (che pochi giornlisti hanno, per i ca**i loro) potrebbe commentare qui sotto.. ah già..
12 ottobre 2007 alle 16:09
Blog e stampa…uno scontro infinito!
12 ottobre 2007 alle 16:19
Quel giornalista doveva fare un articolo “che si vendesse”.
Se avesse scritto “E’ gente normale che scrive su un blog quello che gli pare e riesce a sfruttare internet per eliminare le barriere geografiche” quel pezzo non sarebbe stato pubblicato e magari rimpiazzato dall’ultimo flirt di una culona qualunque.
I giornali vivono di pubblicità. E’ risaputo che il prezzo che paghiamo non copre mai i costi di stampa e distribuzione.
Da questo punto di vista è stato bravissimo.
12 ottobre 2007 alle 16:46
Il blogger scriverà e userà trucchetti per diventare popolare, ma i giornalisti fanno altrettanto, ma solo per tenersi il proprio lavoro :p
12 ottobre 2007 alle 18:32
L’articolo fa abbastanza ribrezzo,specie in alcune parti. La tua mail però è un po’ saccente a volte,io avrei spiegato il mio disappunto senza quel leggero sarcasmo maleducato,a mio avviso
.
Ma non mi venga a dire che il contest non l’ha fatto per ricevere più visite. Che fosse già famoso è innegabile,certo impugnare una causa mi pare esagerato,visto che siamo in Italia poi,coi tempi che ci vogliono
Non credo avrà cadute di stile per sta fregnaccia d’articolo.
Senza dubbio il Landi ha preso il peggio della rete,che esistano disadattati e che si faccia a chi ce l’ha più lungo beh,esistono eccome anche quelli,di certo però non rappresentano la collettività.
Geekissimo è stato lapidato poverino
Chi sa cos’è un blog si farà una risata amara,chi non lo sa,continuerà a pensare quello che pensava prima,nulla è cambiato dopo sto articolo!
12 ottobre 2007 alle 21:58
Una verità di fondo nell’articolo c’è, anche se ci sono inesattezze ed esagerazioni, e l’autore genaralizza troppo. Questo è un vizio di molti giornalisti, devono rendere l’articolo più accattivante anche se meno rispondente alla realtà. Tra i blogger ci sono senza dubbio diversi nerd o simil-nerd, c’è tanta gente che senza internet e senza blog non riesce a vivere e ha bisogno di scrivere sempre qualcosa, che è ossessionata dalle classifiche. E poi ci sono quelli che si sentono dei padreterni solo perché hanno un blog molto seguito (ma questo è sinonimo di qualità di contenuti?).
Anche i blogger non sono perfetti, come non lo sono i giornalisti.
12 ottobre 2007 alle 23:49
Opinioni condivisibili entrambe…
13 ottobre 2007 alle 01:33
@davidonzo
)
concordo con quello che dici, credo il punto sia proprio (per citarti): “Quel giornalista doveva fare un articolo “che si vendesse”.”
stop. è così, come in ogni cosa, serve qualcuno “grosso” che smuova le folle (in questo caso grillo) che tutti lì a parlare di blog e web.
come quando si parla degli hacker, visti come alieni. o un po come da un po di tempo succede col web 2.0 sulla bocca di tutti, quando invece:
- molti non sanno che vuol dire
- moltissimi creano un sito e lo definiscono 2.0 (senza uno stralcio di ajax
sono andato ot, ma purtroppo la realta di ogni cosa è cosi, e cosi è adesso per i blog. devi fare qualcosa che fa notizia, per farlo devi esagerare. quindi rassegniamoci
13 ottobre 2007 alle 02:34
[...] Bene, io lo so ora che voi avete tanto da dire male all’articolo del Corriere magazine, e avete anche ragione. L’ho letto anch’io e in effetti fa schifo e non risponde affatto alla realtà dei blogger italiani. [...]
13 ottobre 2007 alle 09:02
MMh, contentissimo di non esserci, in quell’articolo
13 ottobre 2007 alle 09:16
@Teo Ambrogio
AJAX non è il 2.0. Conosco siti 2.0 fino al midollo che AJAX non sanno nemmeno cos’è. Conosco siti di negozietti che usano AJAX e del 2.0 non gliene frega un cazzo.
Mi sa che la definizione di 2.0 non è chiara nemmeno a te.
13 ottobre 2007 alle 09:33
non leggo il corriere magazine per un giovedì e quelli parlano di noi?
recupero subito
13 ottobre 2007 alle 09:33
pubblica la sua …
13 ottobre 2007 alle 09:44
@YouOn
Beh, vorrei. Ma se non ho la sua autorizzazione non posso.
13 ottobre 2007 alle 13:30
@napolux
il web 2.0 io lo vedo (e lo voglio vedere) come cambiamento nell’uso delle tecnologie rispetto ad anni fa. Del significato sociale se ne può discutere fino a domattina. Il web 2.0 è un insieme di tante cose, sia a livello di contenuti (inteso come NUOVO modo di gestirli e mostrarli) sia a livello più tecnico. Lo spirito, in sintesi, è che i dati diventino indipendenti da chi li crea, condivisibili al fine di informare a spazio aperto.
Ajax come tecnologia permette di fare ciò, facilita, rende i servizi ancora di più dinamici, ma non sovrastando lo spirito dei linguaggi dinamici (quelli esistono da quindici anni), bensì creando indipendenza (indipenza lo traduco come asincronia nel termine ajax) all’interno delle pagine. A questo link http://web2.socialcomputingmagazine.com/web2ishere.htm mi piace il punto “Small Pieces, Loosely Joined” che rende l’idea per me che, ripeto, preferisco sottolineare più l’aspetto tecnologico del 2.0 più che quello sociale, evidente a tutti.
Questo punto dice “Piccoli Pezzi, blandamente (non riesco a tradurre meglio) legati. Il monoblocco non esiste più. Non è agile…” e io lo traduco con una sola parola: ajax, perche è la tecnologia tirata fuori proprio per l’asincronia del flusso informativo.
Esistono, ripeto, altri aspetti del web 2.0. Ma per me è sinonimo, deve esserlo, di ajax. Che poi non usi questa tecnologia, ma crei un sito con caratteristiche del web 2.0, questo è un altro discorso, e non dico sia falso. Ma i più importanti VIVONO di ajax.
Per concludere, in risposta tua che dici “AJAX non è il 2.0″ potrei essere d’accordo, xche una tecnologia vive non per soddisfare un fenomeno, ma dico pure che è il fenomeno a sfruttare questa tecnologia. Ancora: “Conosco siti di negozietti che usano AJAX e del 2.0 non gliene frega un cazzo” idem come prima, ajax vive e basta, lo usi quando vuoi e non per dare pane al 2.0, lo usi xche ti serve e del 2.0 non te ne frega nulla davvero.