Signora mia, quanto viene al chilo?
lunedì 6 ottobre 2008![]()
Un commento lasciato da thanks2world mi ha messo la pulce nell'orecchio. Si parlava del blog venduto per 15 milioni di dollari qualche giorno fa.
Thanks2World ha posto due questioni davvero interessanti:
La prima: la speculazione finanziaria la fa da padrone in questo genere di transazioni.
Quando in ufficio parliamo di milioni di dollari spesi in questo o quel servizio 2.0 Alessandro (il mio capo) viene fuori sempre con la solita frase: "Occhio, dietro queste acquisizioni ci sono speculazioni e giri che non immagini nemmeno".
Infatti non li immagino: io e l'alta (o bassa) finanza siamo due mondi separati... Non investo in borsa, non possiedo titoli e il mio conto è l'unico rapporto che ho con la mia banca. Meglio così, con i tempi che corrono.
Però, da uomo della strada (che nel web ci lavora) che facebook (o i suoi database) valgano fior di miliardi di dollari (più dell'intero gruppo General Motors) o che un servizio 2.0 qualunque passi di mano per cifre a 7 zeri mi puzza. Tanto.
Qui entra in gioco la seconda pulce di thanks2world, nata un po' anche dalla mia risposta al suo commento: quanto vale un sito web? Come è possibile stabilire un valore certo e "materiale" per qualcosa che fondamentalmente è un mucchio di files HTML (o php, o quello che vi pare) accoppiato ad un database messo su un server in giro per la rete?
La domanda non è per niente banale. Bisogna contare le visite? Bisogna contare gli utenti registrati? Oppure sono importanti i contenuti? Riprendo l'esempio della fabbrica di panettoni...
non esistono metriche per valutare un sito web ma se uno vuole acquistare una societa’ che produce panettoni guarda il prodotto, il fatturato, i clienti, il potenziale inespresso, lo storico aziendale ecc…
Come non concordare? Un'azienda che produce beni tangibili viene valutata secondo i criteri citati (e altro ancora). Tutte cose verificabili e regolamentate dalla legge (si pensi ai bilanci, bilanci che magari una start-up con sei mesi di vita non ha mai redatto)
Ho approfittato bassamente di Frenz, che in MSN ha risposto a qualche mia domanda (le mie domande sono in grassetto):
Sto scrivendo un post sul valore monetario di un sito web. Se dovessi comprare un sito web esistente tu cosa valuteresti?
Dipende in che contesto è un inserito il sito, se è un portale, un SN (social network), uno che comprende una parte gestionale nel suo interno...Avresti dei criteri oggettivi oltre le visite o gli utenti registrati? Sono importanti questi fattori secondo te?
Un primo criterio potrebbe essere valutare il tempo impiegato da chi lo ha costruito cosi ricavi i costi crudi di realizazione, gli utenti potrebbero essere un secondo criterio, valutare quanto valgono gli utenti registrati e i contenuti del sito.Come si valuta il valore di un contenuto?
Se devo comprare un sito che fa da community cerco di stabilire quanto vale la mole di utenti, quanti sono utenti partecipativi, quanti sono dormienti ecc... Se la butti sul blog e sui post si potrebbe cercare di capire quanto quel post "fà rumore" quanti commenti riceve, quanti link ecc...Però questo criterio è un pò traballante se si parla di vendere un blog.... Perchè in teoria acquisteresti un contenitore senza il contenuto principale che è la persona che scrive i post
Ancor più bassamente ho approfittato di AndreaBeggi (tutto attaccato, eh) ponendo anche a lui un paio di domande.
Se dovessi comprare un blog (o un servizio 2.0, o un semplice sito web) quali sarebbero i parametri oggettivi che prenderesti in considerazione?
Gli unici parametri oggettivi sono quelli misurabili, quindi: accessi, numero di utenti, numero di account registrati, fatturato pubblicitario, poi quelli soggettivi sono i contenuti e le ideeEsiste secondo te un metro per misurare il valore di un'idea?
Direi di no, ma se si ha un po' di fiuto si dovrebbe riuscireQuindi questo potrebbe essere il terreno su cui affondare le radici della speculazione finanziaria?
Già il fatto che sia speculazione non va bene, se prendi una cosa e tenti di farla crescere solo per spremerla mancano le premesse per una cosa realmente innovativa. Piuttosto il venture capital è meglio: finanzia ma non compra del tutto e poi diversifica gli investimenti.
Di bolla 2.0 si parla da un bel po', ma i mercati sembrano reggere (in realtà hanno altro a cui pensare) la domanda quindi la giro a voi: come valutereste voi un sito web? In base all'utenza? In base alle visite? In base a cosa? La domanda, mi ripeto, non è banale. Gonfiare il valore di un qualcosa senza che questo valore possa essere facilmente ed univocamente determinabile molte volte sa proprio di speculazione... A quanto pare la prima bolla (interessante il grafico del NASDAQ) ha insegnato davvero poco...
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6 ottobre 2008 alle 08:39
Oltre a tutto quello che hai (avete) già detto, io aggiungerei l’espandibilità: l’esistenza di API, la quantità di applicazioni sviluppate da terzi e di utenti che le utilizzano. A parte questo, una valutazione globale è veramente al limite fra oggettivo e soggettivo.
In ogni caso, la storia non ha mai insegnato nulla, nell’informatica come nel resto delle cose.
6 ottobre 2008 alle 10:39
al mio parere valuto un sito :
In base alle visite
I servizi che dà ai visitatori
6 ottobre 2008 alle 11:46
Calza l’esempio di Frenz che parla di contenitore e contenuto.
Ho sempre pensato che il valore di un sito web (ridimensionando gli eccessi ed evitando di arrivare a cifre così alte che davvero sanno anche a me di speculazioni) passi dalla qualità del traffico in target che riesce a generare e dall’autorevolezza percepita da chi legge.
Da quanto riesce a smuovere, insomma, il segmento a cui si rivolge.
6 ottobre 2008 alle 12:28
Io penso che il valore di un sito/blog sia data dal traffico in target che a sua volta è dato dai contenuti e che a loro volta sono dati da impegno e costanza nella pubblicazione e gestione, quello che conta come valore materiale è la capacità di un sito di attrarre potenziali clienti di un prodotto eventualmente affiancato al sito/blog, ossia la capacità del sito stesso di generare “vendite”. Un po come nel calcio, il valore degli uomini che giocano non è stabilito in base al peso corporeo ma in base a quanto un nome possa attirare i supporters (traffico in target) a comprare maglie con il nome dello stesso… Magari dico delle boiate ma avere un pubblico certo e sicuramente interessato ad un certo range di prodotti è come vendere avendo una lista di persone che si sa già interessate al prodotto.
Passa il concetto?
6 ottobre 2008 alle 12:41
@DanieleSalvati
Passa, passa… Però una volta venduto un sito e cambiata la proprietà, quanti dei vecchi utenti rimarrebbero fedeli?
6 ottobre 2008 alle 13:45
Secondo me è fondamentale per chi acquista valutare anche l’inserimento del “venditore” all’interno della società.
6 ottobre 2008 alle 13:59
@commentatore del lunedì
Di solito è la prassi: si assume il venditore come dirigente/dipendente della nuova società, a stipendio molto alto che io sappia.
E’ certamente un segno di continuità dato all’utenza, anche in caso di speculazione… Ma non sempre succede…
Un caso italiano “al contrario” è Videomarta ad esempio. Non sono al corrente dei dettagli contrattuali e se sia stato un bene o un male, ma la ragazza protagonista dei video è stata sostituita appena “il format” è “passato di mano”.
6 ottobre 2008 alle 16:42
Si in videomarta la ragazza è stata sostituita ma credo solo nel videoblog parallelamente va avanti anche http://videomarta.tgcom.it/ (è una supposizione ovviamente!)
6 ottobre 2008 alle 18:01
secondo me un sito dovrebbe valere in base ai soldi che fa guadagnare o potenzialmente potrebbe far guadagnare
ad esempio un’azienda viene valutata o in base al patrimonio reale (immobili, macchinari,brevetti) o capitalizzando il reddito che produce
ad esempio un’azienda che produce un milione di euro di utile netto capitalizzata al 10% varrebbe dieci milioni di euro
6 ottobre 2008 alle 18:05
quindi se un sito attira milioni di visitatori ma fa guadagnare pochi spiccioli di pubblicità o genera poche vendite di prodotti non potrebbe certo valere milioni di euro
è come all’epoca della bolla web, bastava chiamarsi pincopallino.com e arrivavano frotte di investitori a versare milioni di dollari, poi la bolla si è sgonfiata perché quelle aziende non generavano mai utili neanche per sbaglio
7 ottobre 2008 alle 17:00
Infatti io partirei dai sani principi di valutazione finanziaria. Si prendono i flussi di cassa disponibili (free cash flow) che il servizio genera, si stima il loro andamento futuro sulla base dei parametri di sviluppo previsti, dopodichè si attualizzano sulla base delle formule di sconto previste dalla matematica attuariale. La somma di tutto definisce un valore patrimoniale dell’oggetto su cui iniziare a ragionare e intorno a cui ruotare. Tutto il resto è vaporware.
11 febbraio 2009 alle 11:47
.. azzarola sono stato nominato e non me ne sono accorto
grazie Napolux!! Per me e’ un onore …
11 febbraio 2009 alle 12:23
@ thanks2world:
Beh, meglio tardi che mai!