Stefano parlando di probloggers (blogger che "campano" col loro blog) fa una giusta osservazione. Il modello adSense e compagnia bella è quantomeno "strano". Il webmaster medio tende a cercare di trattenere il più a lungo possibile un utente sul suo sito web. Il principio (secondo Stefano) su cui si basa adSense invece è
Tu fai soldi se la gente va via dal tuo sito
Stefano osserva:
Dal punto di vista dell'efficacia della comunicazione, mi pare evidente che – considerando i blog come strumenti di comunicazione orientati al dialogo diretto con l'utenza – l'idea di guadagnare cacciando via gli utenti con un improvvido click non mi sembra proprio la scelta più azzeccata possibile.
Nonostante la lettura di questo post e dei link contenuti sia illuminante, IMHO nel suo post ci sono due concetti essenzialmente sbagliati. Il primo è quello secondo il quale gli annunci portano a "cacciare il lettore".
Tecnologie come adSense propongono annunci contestuali che attirano il lettore perchè magari parlano di mele in una pagina che tratta di mele. L'utente non viene cacciato, ma viene, se vuole, portato su una pagina "correlata" a quella che sta leggendo. Nessuno caccia nessuno, nessuno cerca di trattenere nessuno.
Il secondo è un po' più personale. Io penso che il blog sia, come dice (diceva, adesso il post è vuoto) (grazie Mavero) Mavero, un porto in cui approdare. Chi arriva al mio blog da altri porti si ferma, dà un'occhiata in giro, e poi segue un link. Che il link sia ad un altro blog o un annuncio pubblicitario importa solo a chi lo segue, non c'è masochismo, la transumanza dei lettori è il punto di forza dei blog: io linko te perché ti reputo interessante e chi mi legge va a vedere se è vero, perché si fida di me o perché incuriosito dal mio post.
Certo, se poi nel mio porto ci si è trovato bene allora ritornerà durante i suoi viaggi per la rete, come un marinaio ritorna nel solito baretto a salutare gli amici prima di una lunga traversata.
Torniamo invece al problogging: i soldi non si fanno, almeno qua in Italia. Gran parte della "colpa" va alla nostra lingua, che a differenza di altre non è parlata da miliardi di persone e frena la diffusione dei blog italiani all'estero. Il vero guadagno qui da noi è poter arrivare a scrivere un libro, essere invitati a conferenze, essere conosciuto e intrecciare una rete di relazioni, che magari poi porta anche a lauti (?) guadagni.
Con la pubblicità ti paghi l'hosting e magari qualche sfizio. Il vero valore dei blog è un'altra cosa, nonostante l'advertising sui blog prenda sempre più piede.
P.s.
Oggi mi sono sentito dare della "blogstar", fa un effetto strano, anche perché il sottoscritto si sente tutto tranne che blogstar. Chiedere all'autore dell'ottimo Creativebits chi è stato.
