Negli ultimi giorni ho letto 4 post e 4 idee diverse sul rapporto tra programmatore (sistemista o grafico, a seconda del caso) e clienti/utenti. Noi informatici siamo visti spesso come una casta a parte: davanti ad un pc passiamo giornate intere, siamo la versione moderna del topo da biblioteca.
Ammettiamolo, a volte ci piace passare per lo smanettone, per l'hacker che tutto risolve e con una tastiera in mano è un dio all'occhio del povero utonto, a volte ci sentiamo frustrati per la totale mancanza di iniziativa da parte di chi ci sta davanti.
Ha ragione da vendere Merlinox quando dice:
Purtroppo, specialmente nel nostro mestiere, nel mestiere informatico, dove quasi tutto è virtuale, spesso siamo soggetti a essere considerati dei perditempo. Il nostro lavoro spesso è banalizzato. Quante volte vi siete sentiti dire "ma ci vuole tutto quel tempo per fare quella cosa lì?". Oppure dopo ore e ore di analisi per un CMS, il cliente (spesso accade anche con i propri commerciali, a volte mal formati e troppo simili ai clienti...) cambia una specifica, reputata da lui una cavolata, e il vostro sistema crolla come un castello di carta.
Purtroppo il problema è sempre legato alla cultura informatica media. Se facessimo vestiti su misura la gente non si stupirebbe a pagare 100 ore di lavoro, perchè si rende già conto di quello che c'è dietro. Ma quanti dei navigatori "medi" si rendono conto delle ore di lavoro che ci sono dietro ad un sito? Quanti distinguono un sito fatto da un professionista da un sito fatto da un amatore o da un buffone?
Il problema è proprio la cultura informatica media: il post di Dario riporta un grafico della diffusione di Firefox in Europa: l'Italia è ultima, cazzarola. Siamo messi peggio dell'Ucraina. Sarà colpa del linguaggio usato dalla nostra "casta", sarà colpa del classico "Impara l'arte e mettila da parte" o è colpa di chi proprio non ha nessuna voglia di avvicinarsi ad un PC e andare oltre il classico "Internet, Office e poco altro"?
Io propendo più per la seconda. Possiamo essere "aperti", possiamo usare un linguaggio terra-terra, possiamo rivelare ogni nostro più piccolo segreto, ma se dall'altra parte non c'è nessuna volontà di apprendere... Beh, non possiamo fare molto.
Mi chiedo solo se questa brutto vizio della passività (in ambito informatico, ma non solo), sia sempre stato intrinseco dell'italiano medio o sia una novità di questi ultimi tempi...